Nella diagnosi del glaucoma sono entrati due nuovi test: la PACHIMETRIA e il GDX.
La pachimetria corneale è la misura dello spessore corneale, cioè della struttura trasparente più anteriore dell’occhio.
La misura viene eseguita in micra (abbreviato con il simbolo µ) cioè in milionesimi di metro, o millesimi di millimetro.
Lo spessore “normale” della cornea al centro è infatti di poco superiore a mezzo millimetro (520-540 µ)
In presenza di una cornea sottile si rischia pertanto ignorare (se le misure della pressione oculare sono normali) o sottostimare (se le misure della pressione risultano poco alterate) il principale fattore di rischio per il glaucoma.
Viceversa in casi con cornee molto spesse ci si può preoccupare meno anche in presenza di valori pressori lievemente rialzati.La pachimetria si esegue in modo rapido e con minimo disagio per chi vi si sottopone, ma richiede sofisticate apparecchiature.
La metodica più diffusa sfrutta tecniche di ecografia monodimensionale (A-scan) con apposite sonde ad alta frequenza.
Nella pratica per l’esecuzione dell’esame è necessario instillare una goccia di collirio anestetico nell’occhio da esaminare, ed appoggiare sulla cornea per pochi istanti una sonda simile ad una piccola penna.
Il tonometro ad applanazione di Goldmann è lo strumento più diffuso, e rapprersenta la “metodica di riferimento” per la misurazione della tensione oculare.
Nella progettazione di questo strumento (avvenuta prima che si diffondesse la pachimetria corneale) veniva considerata una pachimetria corneale media “normale” di 520 µ
In base alle valutazioni delle variazioni del rischio al variare della pachimetria, e confrontando le misure ottenute con il tonometro di Goldmann con quelle rilevate con sensori posizionati all’interno di occhi con diversi valori di spessore corneale, sono state proposte delle formule per calcolare la pressione oculare reale, a partire delle misure fornite dal tonometro di Goldmann, conoscendo il valore di pachimetria corneale:
La formula che fornisce l’errore di misura della pressione rilevata con il tonometro di Goldmann, in base al valore di pachimetria dell’occhio esaminato.
Per ogni variazione di 10 µ rispetto al normale valore pachimetrico di 520 µ si calcola che si verifichi un erronea valutazione del tono reale di 0,35 mmHg
Siccome dopo la diffusione delle misure pachimetriche, si è scoperto che lo spessore corneale medio “normale” è di 540 µ (anziché 520 µ come pensava Goldmann) è stato proposto di adottare una formula che utilizzi questo valore di normalità:
ad ogni variazione di 50 µ rispetto al valore normale di 540 µ, bisognerebbe considerare un errore di misurazione di 2,5-3,5 mmHg
Le due formule comunque non foniscono nella pratica risultati molto dissimili.
Le relazioni tra pachimetria corneale e glaucoma sono state scoperte dopo che si è diffusa la chirurgia refrattiva.
Per la maggior parte di questi interventi è infatti necessario eseguire la pachimetria.
Gli interventi spesso provocano un assottigliamento della cornea, ed in questi casi (di cornee assottigliate chirurgicamente), dopo l’intervento era stata riscontrata una riduzione delle misutre tonometriche medie.
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