Occhio al Golf!


Il laser ad eccimeri:”un mondo a fuoco”.

Un mondo a fuoco

Per dare il benvenuto ad un nuovo amico, che mi ha inserito tra i preferiti, vi racconterò ciò che penso di questa chirurgia “tecnologica”.

Più della metà della popolazione mondiale è affetta da difetti della refrazione tali da richiedere l’uso di lenti correttive. La maggior parte della gente usa occhiali e/o lenti a contatto, ma molte persone in tutto il mondo desiderano liberarsi dalla schiavitù dalle lenti. 

E’ stato a lungo un obiettivo degli oculisti di individuare delle procedure per la correzione permanente dei problemi refrattivi, e da oltre 100 anni si sperimentano tecniche chirurgiche per ridurre o eliminare la totale dipendenza dagli occhiali. Ciò è attualmente possibile con l’introduzione delle tecniche di chirurgia refrattiva per la correzione della miopia e dell’astigmatismo. La chirurgia refrattiva agisce modificando la forma della superficie anteriore dell’occhio, attraverso una delle numerose tecniche micro-chirurgiche.  Attualmente esistono numerosissimi interventi per correggere chirurgicamente i difetti refrattivi.
Tutti questi interventi consentono di eliminare (o per lo meno di ridurre notevolmente) la dipendenza dagli occhiali o dalle lenti a contatto.
Come le lenti a contatto sono in grado di ridurre al minimo o di abolire, le alterazioni delle dimensioni delle immagini, le modificazioni dell’ampiezza del campo visivo, e gli errori di parallasse.
Sono particolarmente indicati in caso di anisometropie e di intolleranza alle lenti a contatto, o quando l’utilizzo degli occhiali non consente di svolgere le proprie normali attività.  Nessuno degli interventi di chirurgia refrattiva può consentire di migliorare la visione più di quanto si possa ottenere con delle lenti a contatto. L’intervento è in grado di correggere solo il difetto di focalizzazione. Se la vista è abbassata anche per altre ragioni, queste non verranno eliminate dall’intervento. Le valutazioni pre-operatorie attualmente si sono molto perfezionate con l’introduzione di alcuni sofisticati esami:

  • Autorefrattometria: consente una misurazione oggettiva (non dipendente dalla collaborazione dell’esaminato) dei difetti refrattivi.
    Viene eseguita da uno strumento computerizzato, che, in una frazione di secondo, valutando come viene riflessa una luce infrarossa proiettata sulla retina, è in grado di indicare le lenti più adatte a correggere il difetto visivo di chi viene esaminato.
  • La pachimetria corneale: consente una accurata misurazione dello spessore della cornea.
    La misurazione viene fatta o utilizzando una sonda ad ultrasuoni, o strumenti ottici.
  • Topografia corneale computerizzata: Definisce con estrema precisione la forma ed il potere di focalizzazione di ogni punto della cornea.
    L’ apparecchio, attraverso una sofisticata elaborazione computerizzata di un’immagine riflessa dalla superficie corneale, è in grado di rappresentare in vario modo (mappe colorimetriche, rappresentazioni vettoriali, indici statistici) anche minime alterazioni della superficie corneale.
    È utilissima per la diagnosi precoce ed il follow up del cheratocono, ed indispensabile per valutare i risultati di un intervento di chirurgia refrattiva.
  • La tomografia corneale: consente di valutare sia la superficie anteriore della cornea, sia la superficie posteriore, e di eseguire una misurazione ottica dello spessore in ogni punto
  • Come per tutte le procedure chirurgiche, infine, esiste sempre un piccolo margine di imprevisto:

    • La precisione della correzione è tanto maggiore quanto più piccolo è il difetto;

    • Nel tempo può verificarsi una riduzione dell’effetto correttivo dell’intervento;

    • Possono verificarsi irregolarità dei processi di guarigione;

    • La “qualità” della visione (sensibilità al contrasto, miglior visione con lenti) potrebbe essere lievemente ridotta;

    • Sono possibili (ma rarissime) infezioni, o malfunzionamenti delle apparecvhiature.

    In Italia i vizi di refrazione e le loro conseguenze (strabismo ed ambliopia) sono riconosciuti malattie sociali sin dagli anni Sessanta. Ciò non solo per l’alta prevalenza che presentano nell’ambito dell’intera popolazione, ma anche per il carattere invalidante che possono raggiungere. Negli USA un diacessettenne su quattro è miope con obbligo di correzione ottica. Indagini epidemiologiche nelle scuole dell’obbligo hanno evidenziato una prevalenza dell’ipermetropia e dell’astigmatismo pari al 40% degli alunni, anche se poi non in tutti è sempre necessario il ricorso ad una correzione ottica.
    Dopo le cure dentali, le ametropie costituiscono la causa più frequente di intervento medico. Il budget per la correzione della miopia negli USA supera il milione di dollari ogni anno. Già da questi pochi esempi si evince tutta l’importanza che questo capitolo dell’oftalmologia riveste oggi. In aggiunta, se prendiamo in considerazione tutti gli aspetti psicologici e sociali che la necessità di una correzione ottica comporta, si capisce allo stesso tempo l’interesse dei mass media per questo argomento. Riuscire con un intervento chirurgico ad annullare un vizio refrattivo, senza alcun rischio per il bulbo oculare a breve e a lungo termine, costituisce uno dei campi d’interesse più importanti della ricerca oftalmologica contemporanea.
    Dall’inizio degli anni Ottanta, sono state sperimentate molte tecniche: alcune già sono entrate nella realtà clinica, altre sono ancora in fase di sperimentazione. Un elevato interesse presentano quelle tecniche che sfruttano l’energia laser. Tra queste va ricordata la fotoablazione con laser ad eccimeri.
    Il termine laser ad eccimeri deriva dalla contrazione di due parole: “excited” e “dimer”. Molecole diatomiche che esistono solo allo stato eccitato. Da una miscela di due gas nobili, sotto eccitazione energetica, si ottiene la formazione di molecole diatomiche, dimeri, che, diseccitandosi, si decompongono rilasciando fotoni. Si ottengono così radiazioni laser nella banda dell’ultravioletto: la sostanza utilizzata è il Fluoruro di Argon che produce radiazioni della lunghezza d’onda (l) pari a 193 nm che non comportano rischio mutageno.
    Il primo laser ad eccimeri venne realizzato nei primi anni Settanta, nel corso di sperimentazioni condotte da Taboada per conto dell’aeronautica statunitense. Nel 1975 lo stesso tipo di radiazione veniva utilizzato nell’industria elettronica, per effettuare microincisioni ad alta precisione su elementi di microcircuiti per computer.
    Successivamente, un gruppo di ricercatori dei laboratori IBM ne studiò la possibilità di applicazione nelle procedure di incisione e marginazione del silicone e di altri polimeri organici. Fu proprio uno di questi ricercatori, Srinivasan ad intuire insieme a Trokel, la possibilità di usare gli eccimeri per incidere o riscolpire la superficie corneale. Riprendendo gli esperimenti con il Fluoruro di Krypton sui conigli, Trokel incise una cornea bovina ottenendo dei margini estremamente lisci, levigati, uniformi e senza danni significativi alle strutture viciniori. Ne scaturì l’intuizione di poter riscolpire la porzione centrale della superficie anteriore corneale creando un neopiano capace di correggere i principali vizi di refrazione e dotato di caratteristiche compatibili con i più elevati standard ottici: nacque così la cheratectomia fotorefrattiva o PRK (PhotoRefractive Keratectomy).
    La Cheratectomia Fotorefrattiva è una delle tecniche di chirurgia refrattiva più moderne, ed è applicata ai gradi lievi e medi di miopia ed è quella che io eseguo.
    Viene utilizzato un laser ad eccimeri per rimuovere una piccola quantità di tessuto dalla superficie anteriore del centro della cornea.
    Questo laser è un laser “freddo” in quanto non brucia i tessuti, ma li vaporizza rompendone i legami molecolari. Il laser consente un rimodellamento estremamente preciso della superficie della cornea, previa rimozione meccanica di un sottile strato di tessuto chiamato epitelio, il quale rigenera entro 24-48 ore e si conforma alla nuova, più piatta superficie modellata dal laser.
    Tale metodica va sempre più diffondendosi e grazie alla continua evoluzione tecnologica, trova nuove ed importanti applicazioni. La procedura si effettua in anestesia topica (collirio anestetico) e talvolta, a causa di una più o meno lieve opacità corneale indotta, il recupero visivo dura alcune settimane.

    Pregi della PRK

    I pregi di questa tecnica consistono nella sua facilità di esecuzione, nella sua precisione di esecuzione nella scarsa traumaticità e nel fatto che non presenta rischi di rilievo.

    E’ una procedura completamente indolore ed eseguibile in ambulatorio; si esegue in anestesia di sole gocce (collirio anestetico).

    Tecnica di esecuzione della PRK

    Al paziente viene richiesto di sdraiarsi sul lettino sotto al laser; viene instillata qualche goccia di collirio anestetico; poi viene rimosso lo strato più superficiale di cellule che ricoprono la cornea per esporre lo strato sottostante all’azione del laser: al paziente viene poi richiesto di fissare una luce rossa e l’operatore esegue il trattamento laser vero e proprio che dura dai 30 ai 60 secondi circa. Alla fine viene applicata una lente a contatto “terapeutica” che rimarrà in sede alcuni giorni.

    Nelle ore che seguono il trattamento può comparire dolore, talvolta anche di una certa intensità; esso è conseguenza della “ferita” indotta dalla rimozione dello strato più superficiale di cellule che ricoprono la cornea.

    Il dolore viene sensibilmente ridotto dalla lente a contatto “terapeutica” applicata e viene controllato con farmaci antidolorifici.

    La guarigione anatomica dall’intervento (cioè il ricoprimento della cornea da parte delle cellule superficiali rimosse per fare il trattamento laser) avviene in tempi abbastanza brevi cioè tre–quattro giorni; la guarigione funzionale cioè il recupero visivo richiede un tempo maggiore (due-tre settimane circa) mentre la completa stabilizzazione necessita talvolta anche alcuni mesi, durante i quali la terapia topica ed i controlli sono fondamentali.

    L’intervento richiede attrezzature molto costose (un laser ad eccimeri di terza generazione costa circa un miliardo di lire) che necessitano di manutenzione continua e quindi economicamente parlando non è alla portata di tutti i chirurghi e di tutti i pazienti.

    La precisione aumenta

    La chirurgia dell’occhio da qualche anno è…….più precisa!


    Ancora nessun commento. finora
    Lascia un commento



    Lascia un commento
    Interruzioni di linea e paragrafo automatici, indirizzo e-mail mai mostrato, HTML permesso: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <pre> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>