Occhio al Golf!


“Il mondo del Golf”,il putt e la vista.
Maggio 14, 2008, 10:35 am
Archiviato in: Golf, Occhio, putt, vista
Paul Gagne è un uomo brillante, che parla velocemente e con accento franco-canadese. Il profano che gli chiede delucidazioni sul suo lavoro alla Golf Academy di David Leadbetter quale esperto di posturologia e cinesiologia applicata si trova lì per una dimostrazione. Gagne comincia descrivendo le difficoltà dei golfisti afflitti da “piedi disarmonici” e passa subito alla natura della funzione cerebrale parasimpatetica e alle relative reazioni sul sistema cognitivo e limbico. Quasi senza prendere fiato spiega perché i bambini che imparano a camminare prima dei quattordici mesi possono sviluppare gambe forti ma rischiano di avere la colonna vertebrale debole. Ci vuole un po’ perché parli di Michael Campbell, campione dello U.S. Open 2005. Ma vale la pena attendere. Campbell ha vinto quel torneo a Pinehurst grazie a un’incredibile serie di putt sulle seconde nove dell’ultimo giro. Quella domenica è andato alla toilette ben cinque volte anche per compiere un particolare esercizio con gli occhi, prescritto da Gagne per migliorarne la coordinazione. E, dopo esserne uscito, ha messo a segno putt fondamentali alla 12 e alla 17 (quest’ultimo, da quasi otto metri, è quello che gli è valso la vittoria) per un totale di soli ventisette. “Dopo gli esercizi mi sentivo concentrato e rilassato”, ha detto Campbell. “Nonostante la difficoltà dei green, riuscivo a focalizzarmi bene sulla linea del putt. Gli esercizi mi toglievano di dosso stress e tensione e mi facevano pensare solo all’immediato”. Le brevi soste di Campbell sono la nota più curiosa del torneo e, come lui, altri allievi di Leadbetter (compresa Michelle Wie) sono entusiasti degli effetti che gli esercizi agli occhi di Gagne hanno avuto sul loro putting. Considerando che possono arrecare benefici immediati a qualsiasi giocatore, si spera che possano segnare un importante passo avanti nelle performance sul putting. Gagne, che lavora principalmente a Montréal, spiega la necessità degli esercizi per la vista con grande fervore, come se li avesse appena scoperti. In effetti, per molti anni la vista ha fatto parte della posturologia, che è il suo campo. Un posturologo, dice, individua e cura le anomalie della postura. “A lungo si è pensato che la postura dipendesse da quello che sentiamo attraverso i piedi e vediamo con gli occhi. Grazie all’aiuto degli optometristi siamo in grado di capire quando i problemi agli occhi sono dovuti alla postura sbagliata”. Gagne e colleghi hanno sottoposto Campbell a un primo esame per capire se i suoi occhi convergessero correttamente mentre si addressava per puttare. Esame che, nonostante un’eccellente acuità visiva, non ha passato. Metteva perfettamente a fuoco la buca ma soffriva di scarsa convergenza degli occhi, che quindi non lavoravano all’unisono quando guardava in basso e prendeva la linea del putt. Secondo Gagne questa sindrome affligge nove persone su dieci e si manifesta principalmente nel putting e nell’approccio perché gli occhi guardano dritti verso il basso e la palla. “Quando prendi la linea del putt da dietro la palla, gli occhi si allineano all’orizzonte e va tutto bene. Il problema è quando all’address guardi in basso e gli occhi cercano di adattarsi, formando una linea verso la buca; nella maggior parte dei casi uno funziona bene mentre l’altro no”. Come può la scarsa convergenza degli occhi portare a postura e allineamento sbagliati? “Naturalmente si tende ad aiutare l’occhio più debole e ciò avviene muovendo la testa per portarlo nella posizione corretta. L’occhio debole di Michael è il destro e di conseguenza lui ruotava la testa leggermente a sinistra, mentre spalla e fianco destri si avvicinavano alla palla aprendo il set up”. (Se l’occhio più debole è il sinistro, si tende a chiudere il set up). Come aveva predetto Gagne, Campbell sbagliava la maggior parte dei putt verso sinistra.
Il problema peggiora con l’andare della giornata, perché gli occhi si stancano, e per i giocatori del tour si aggrava la domenica, dopo una settimana di affaticamento degli occhi. Sebbene raccomandi una visita accurata dall’optometrista per capire la misura della scarsa convergenza degli occhi, Gagne afferma che c’è una prova che i golfisti possono fare a casa per sapere se hanno questo difetto.
Mettete un amico davanti a voi con una penna in mano a circa venticinque centimetri dalla vostra faccia, proprio in mezzo ai vostri occhi. È importante, sostiene Gagne, che sia a una distanza da cui non la vediate doppia, perché potrebbe affaticarvi gli occhi. Egli dovrà poi avvicinare pian piano la penna al vostro naso, facendo attenzione a come seguite la punta con gli occhi. La prova va ripetuta tre volte. Secondo la teoria di Gagne, se vi comportate come la maggior parte delle persone, man mano che la penna si avvicina a voi la testa si abbasserà eseguendo un movimento istintivo che rende più facile vederne la punta. Comunque sia, è la dimostrazione che modifichiamo la postura per meglio adattare gli occhi. Gagne si raccomanda di tenere la testa immobile durante la prova. Quando la punta si avvicina alla faccia, se un occhio tende a ruotare leggermente verso l’interno per seguirla e l’altro rimane fermo o addirittura ruota all’infuori, è segno che non convergono correttamente e probabilmente le spalle saranno mal allineate quando puttate. Gagne suggerisce di riprovare il processo e di spostare lo sguardo a un certo punto dalla penna verso gli occhi della persona di fronte, per capire meglio se un occhio segue l’altro. Riguardo l’esercizio che Campbell eseguiva nelle toilette, Gagne afferma che migliora la convergenza degli occhi con effetto immediato. Tenete la penna (nel caso di Campbell una matitina da golf) a venticinque-trenta centimetri dagli occhi, all’altezza del setto nasale (dove poggiano gli occhiali). Con la penna tracciate un 8 rovesciato come per disegnare dei grandi occhiali, più ampi del vostro viso. Fatelo abbastanza rapidamente per venti-trenta volte, in modo da completare l’esercizio in due-tre minuti, senza mai perdere di vista la punta della penna. La cosa basilare è tenere la testa sempre ferma. Compiendo questo esercizio a più riprese ogni giorno il problema della convergenza migliorerà notevolmente. Dopo aver svolto l’esercizio nelle toilette, non solo Campbell imbucava tutto, ma esibiva anche una calma come fosse in stato d’ipnosi. “Gli esercizi mi tenevano lontano dal rumore e dall’atmosfera tesa che c’era in campo, dov’era fondamentale restare calmi”. Un effetto collaterale positivo dell’esercizio, afferma Gagne, è che migliora la condizione psicologica. “Quando siete sotto pressione, come Michael allo U.S. Open, subite una reazione della parte limbica del cervello. Il meccanismo del combatti-o-fuggi che ne consegue prende il sopravvento e dimenticate come agire. L’esercizio migliora la funzione cognitiva del cervello e vi calma”. Un esercizio indolore che non implica il sollevamento di pesi, con la promessa di un maggior numero di putt imbucati e un miglior controllo sulle proprie emozioni; è il genere di routine d’allenamento che ogni golfista ha sempre cercato.
L’APPLICAZIONE / ESEGUITE CON GLI OCCHI L’ESERCIZIO DELL’8 DUE O TRE VOLTE PER GIRO.IMBUCHERETE PIÙ PUTT E CONTROLLERETE MEGLIO LA TENSIONE

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